
Da qualche tempo circolano sui social network come YouTube e su vari siti web sempre più annunci pubblicitari falsi in cui compare la presidente della Confederazione Karin Keller-Sutter. Questi annunci e video sono presentati come presunte interviste e mirano a dare l’impressione che la responsabile del Dipartimento federale delle finanze (DFF) stia promuovendo una piattaforma di investimento redditizia. La scelta della persona non è casuale. I criminali sfruttano in modo mirato la fiducia riposta in una persona che riveste un’alta carica pubblica per conferire la massima credibilità alle loro offerte finanziarie fraudolente. Gli utenti tendono a fidarsi maggiormente dei video con volti noti rispetto ai semplici annunci testuali. Associando una persona nota al pubblico alla promessa di guadagni facili e veloci, si cerca di influenzare in modo mirato la capacità di discernimento delle vittime. Questa è una caratteristica tipica delle truffe sugli investimenti.
La tecnologia alla base di tali falsificazioni di immagini e video è denominata «deepfake». Il termine è composto da «deep learning» (un metodo dell’intelligenza artificiale) e «fake» (falsificazione). Grazie all’intelligenza artificiale, le registrazioni video, le immagini o le registrazioni audio vengono manipolate in modo tale che le persone sembrano dire o fare cose che non sono mai avvenute. A tal fine, l’intelligenza artificiale viene allenata con materiale fotografico e video esistente della persona in questione. Grazie ai social media e alle fonti accessibili al pubblico su Internet, oggi è facile trovare materiale fotografico e video di personaggi famosi (o di persone comuni).
Tra le tecniche più diffuse figurano il «face swapping», che consiste nel sostituire un volto in un video con un altro, e il «facial reenactment», che trasferisce le espressioni facciali e i movimenti delle labbra di una persona su un’altra. A queste tecniche si aggiunge spesso il «voice cloning», che riproduce sinteticamente la voce di una persona per generare frasi a piacere. Ciò che in passato richiedeva conoscenze specialistiche e attrezzature costose, oggi è accessibile a tutti grazie a software e applicazioni disponibili gratuitamente.


La difesa più efficace contro tali manipolazioni è una sana dose di scetticismo e pensiero critico. È importante soprattutto essere consapevoli che oggi i video e le immagini possono essere facilmente manipolati e caricati sui social media e sui siti web. Prima di concentrarsi sui dettagli tecnici, è quindi necessario focalizzarsi sempre sul contesto e sul contenuto: fidatevi del vostro istinto. Se un’offerta sembra troppo bella per essere vera o se un personaggio pubblico si esprime in modo del tutto inconsueto, è necessario prestare la massima attenzione. Confrontate sempre le informazioni con fonti affidabili come siti web ufficiali o agenzie di stampa affermate.
Esistono inoltre altre caratteristiche che possono indicare la presenza di una falsificazione. La seguente lista di controllo riassume i punti principali:
| Caratteristica | Campanello di allarme / A cosa prestare attenzione? |
|---|---|
| Viso e occhi | Battito delle palpebre innaturale (eccessivo/insufficiente), sguardo fisso o vuoto, tonalità della pelle inadeguata ai tratti del viso. |
| Bocca e voce | Cattiva sincronizzazione labiale, tono robotico o privo di emozioni, pause strane o enfasi errata. |
| Qualità dell’immagine | Bordi sfuocati/distorti intorno al viso e ai capelli, illuminazione instabile o sfarfallio nel video. |
| Contenuto e contesto | La persona dice qualcosa di assolutamente insolito? L’offerta è irrealistica? L’affermazione è plausibile? |
| Fonte | Il video si trova su un canale ufficiale? Ne parlano media affidabili? Una rapida ricerca online può essere spesso d’aiuto. |
Sebbene esistano strumenti software per il riconoscimento dei «deepfake», non esiste uno «strumento magico» affidabile al 100 per cento. La tecnologia per la creazione di falsificazioni si evolve rapidamente, così come quella per il loro riconoscimento. La vigilanza e la competenza mediatica rimangono quindi un pilastro fondamentale per riconoscere i contenuti manipolati.

All’improvviso arriva un’e-mail nella casella di posta elettronica dal titolo spesso allarmante: «Minaccia di virus! Proteggete il vostro sistema». Il messaggio vuole far intendere che l’abbonamento al software antivirus è scaduto, che il relativo conto sia stato bloccato, che è stato rilevato un accesso non autorizzato o che il computer sia stato infettato con svariati virus. Per indurre il destinatario a reagire rapidamente spesso viene propinato uno sconto per l’acquisto immediato di un antivirus. In caso contrario si rischia di vedere il proprio conto bloccato o rimosso.
Cliccando sul link si viene portati su una pagina web fraudolenta dove inizia una presunta scansione antivirus, che restituisce risultati altrettanto fittizi. Poco importa se il computer sia effettivamente infetto o quale sia il sistema operativo utilizzato. A questo punto i malcapitati vengono reindirizzati al sito web di un noto produttore di antivirus, dove possono acquistare il software di sicurezza appropriato per eliminare i rischi di sicurezza riscontrati. In altri casi, il link contenuto nell’email può portare direttamente al sito web di un noto produttore di antivirus.



Il vero obiettivo di queste e-mail non è di infettare un computer cliccando sul link o eseguendo una scansione fittizia. I criminali abusano sempre più dei cosiddetti programmi partner o affiliati dei produttori di antivirus: per ogni acquisto di software effettuato cliccando sul link, i truffatori ricevono una provvigione da parte del produttore. L’avviso di virus e la scansione sono mero fumo negli occhi per spaventare l’utente e spingerlo a effettuare un acquisto, intascandosi così illecitamente le commissioni.
Con questo approccio i mittenti operano deliberatamente in una zona grigia. Tali e-mail non possono infatti essere classificate come fraudolente, sebbene l’intento sia comunque di ingannare consapevolmente il destinatario.

Dalla settimana scorsa l’UFCS continua a ricevere segnalazioni riguardanti presunte e-mail delle FFS, redatte in francese, che notificano un acquisto sospetto di un biglietto per 224 franchi effettuato da un dispositivo sconosciuto. Per comprovare se effettivamente si tratta di un acquisto illecito, s’invita il destinatario a cliccare sul comando «Ce n’était pas moi» («Non sono stato io»).

Cliccando sul tasto si apre una pagina che mostra un presunto biglietto da Parigi a Strasburgo. Appare anche un codice QR privo di funzione per dare maggiore credibilità all’aspetto ufficiale del messaggio, oltre a un presunto numero di prenotazione. Numerosi punti esclamativi e avvisi sottolineano l’urgenza dell’incidente: è una caratteristica tipica delle e-mail fraudolente. La vittima è infatti esortata ad agire rapidamente, senza avere così il tempo di notare le incongruenze.

Per modificare o annullare l’acquisto, è necessario inserire i propri dati personali nella finestra successiva. Oltre al nome e all’indirizzo occorre anche indicare il metodo di pagamento e le coordinate bancarie. Al più tardi a questo passaggio chiunque dovrebbe insospettirsi, perché le coordinate bancarie non sono rilevanti e assolutamente prive di necessità in un caso simile.

Il modus operandi ricorda un tipico tentativo di phishing. Nel quadro del phishing classico, al passaggio successivo si richiederebbe una password o i dati della carta di credito.
In questa variante la truffa prende una piega diversa: cliccando sul comando si scarica un cosiddetto file apk. Gli utenti Android conoscono questo tipo di file: si tratta di un pacchetto di installazione per le app Android. Si tratta in realtà di un malware, progettato per rubare dati sensibili. Scaricando semplicemente il file, il telefono cellulare non viene infettato: per farlo è necessario prima installarlo. Questa operazione può essere eseguita solo dalla vittima. Per questo nella fase finale i criminali spiegano dettagliatamente ai malcapitati come installare il file apk sul telefono, soffermandosi in particolare sulla disattivazione dei meccanismi di sicurezza. Di norma sul telefono mobile vengono installate solo le app scaricate dallo store ufficiale. Poiché il file propinato dagli hacker non è ufficiale, occorre dapprima modificare l’opzione corrispondente e attivare l’installazione da «fonti sconosciute». Seguendo le istruzioni dei truffatori il malware viene così installato sul dispositivo.

Infine è possibile addirittura informare dell’avvenuta installazione del malware o richidere assistenza in caso di problemi. L’UFCS non è stato in grado di verificare cosa succede quando si clicca sul comando «Richiedere assistenza». Probabilmente saranno proprio i truffatori a chiamare per fornire “assistenza”. Il numero di telefono è stato in effetti fornito dalla vittima nel modulo compilato anteriormente.
Insieme ai dati forniti in precedenza, come le coordinate bancarie e il numero di telefono della vittima, i truffatori dispongono a questo punto di un’ampia gamma di possibilità di attacco. Possono utilizzare queste informazioni per effettuare attacchi mirati contro i dati di accesso, manipolare le transazioni finanziarie o abusare dei dati personali.

I Comuni sono un bersaglio succulento per i tentativi di «frode del CEO» per via della loro struttura pubblica e della disponibilità di informazioni sui relativi siti web. Nell’ultima settimana l’UFCS ha ricevuto un crescente numero di segnalazioni in merito. Di seguito descriviamo i metodi utilizzati dai truffatori, in particolare due casi in cui alle vittime è stato richiesto di acquistare delle carte regalo o corrispondere una somma di denaro.
Nella «truffa del CEO» i criminali impersonano via e-mail una figura dirigente, ad esempio un capo, un caposezione o persino il sindaco di un Comune. L’obiettivo è di manipolare i collaboratori inducendoli a corrispondere un pagamento ai truffatori o ad acquistare delle carte regalo.
Una pratica apparentemente diffusa che è stata osservata dall’UFCS contempla una richiesta di acquistare carte regalo online (ad esempio di Apple, Google Play, Steam). I truffatori contattano i collaboratori via e-mail, adducendo ad esempio a pretesto che il loro superiore è in riunione e ha urgentemente bisogno delle carte per un regalo o per una questione di lavoro. Le vittime vengono così istruite ad acquistare delle carte regalo, spesso del valore di diverse centinaia di franchi, e a inviare immediatamente i relativi codici via e-mail. I truffatori riscattano subito i codici non appena li hanno ricevuti, rendendo così impossibile recuperare il denaro.



Un altro metodo prevede la richiesta di un versamento su un conto bancario. Anche in questo caso, ai collaboratori viene chiesto via e-mail, ad esempio dal sindaco, di effettuare un versamento urgente, di solito su conti esteri. Gli importi sono spesso inferiori alla soglia di autorizzazione interna, che richiederebbe ulteriori controlli.

La maggior parte degli attacchi segue il seguente schema:
Qualora abbiate già effettuato il pagamento, rivolgetevi immediatamente alla banca tramite la quale avete eseguito la transazione. Quest’ultima potrebbe eventualmente avere ancora la possibilità di bloccare il versamento. Inoltre, vi consigliamo di rivolgervi alla polizia cantonale responsabile per la vostra sede sociale e sporgere una denuncia penale.
Misure organizzative:
Misure technice:

L’UFCS ha ricevuto una segnalazione inconsueta la settimana scorsa riguardante una persona all’estero che ha contattato il segnalante, informandolo di aver trovato i suoi dati su un computer che lo stesso aveva acquistato. Dopo alcune ricerche, il nuovo acquirente ha scoperto a chi appartenevano i dati, caricandoli su un server cloud affinché il suo proprietario potesse scaricarli se ne avesse ancora bisogno. In caso contrario, si poteva procedere all’eliminazione dei dati tanto sul computer che sul server cloud. Sull’archiviazione cloud erano effettivamente salvati foto e documenti del segnalante. La richiesta era quindi vera.
Ma com’è potuto succedere, e perché? Si tratta forse di una nuova tipologia di ricatto o di un tentativo di indurre la potenziale vittima a scaricare malware? La spiegazione è in realtà sorprendente: il segnalante aveva mandato qualche anno prima il laptop in rottamazione, ritenendolo irreparabile. Non si era però premurato di distruggere il disco fisso. A quanto pare il portatile non è stato smaltito, ma rivenduto all’estero. Il nuovo acquirente aveva gentilmente contattato il proprietario precedente per chiedergli se avesse ancora bisogno dei dati. Ciò dimostra quanto sia importante cancellare irreversibilmente i dati presenti su un dispositivo elettronico prima di smaltirlo (operazione nota come «wiping»).
In un altro caso segnalato all’UFCS, un conto PlayStation è stato improvvisamente condiviso con un secondo utente, che si spacciava in chat come titolare legittimo dell’account. Tutto lasciava presagire che si trattasse di un hackeraggio. Ma poi il segnalante si era accorto che nel conto era stata registrata una carta di credito sconosciuta. Era un dettaglio curioso, perché i tuffatori sono generalmente interessati alle carte di credito della vittima, e non a inserirne una propria.
Dopo una ricerca approfondita, anche in questo caso è emerso che il segnalante aveva venduto la sua vecchia PlayStation senza cancellare l’account collegato. Il nuovo proprietario ha continuato a utilizzare l’account, forse senza rendersi conto delle conseguenze. Anche questo caso dimostra quanto sia importante rimuovere tutti i dati personali e i collegamenti agli account prima di vendere i propri dispositivi.
Nel frenetico mondo digitale il ciclo di vita dei dispositivi elettronici è relativamente breve. Appare pertanto sensato dare una seconda vita agli apparecchi regalandoli o vendendoli. Tuttavia, vendere o regalare un dispositivo senza aver effettuato la dovuta pulizia digitale può sortire conseguenze spiacevoli. I dati personali, come i dati di accesso, le password salvate o persino le app con gli account utente attivati, restando sul dispositivo possono offrire un accesso indesiderato al nuovo proprietario. Ma con gli strumenti appropriati è possibile anche ripristinare i dati che sembrano essere stati cancellati. Ciò può rivelarsi problematico e spiacevole tanto per il vecchio che per il nuovo proprietario. Inoltre, informazioni sensibili come foto o documenti privati possono cadere nelle mani sbagliate ed essere utilizzate impropriamente. Per evitare tali rischi, prima di vendere un dispositivo è sempre consigliabile eseguire una cancellazione completa dei dati e reinstallare il sistema operativo.

Un metodo di attacco segnalato all’UFCS nelle ultime settimane mostra che gli aggressori passano sistematicamente da un account di social media all’altro: grazie ai dati di login rubati, inviano e-mail a nome della vittima per ottenere ulteriori credenziali di accesso, approfittando del fatto che i destinatari conoscono la persona da cui proviene la richiesta. Per aumentare le loro possibilità di successo, i criminali cercano anche di mettere mano alle credenziali di accesso di diversi servizi Internet in un colpo solo. Questo metodo gli consente di compromettere in modo rapido ed efficace un gran numero di account, accelerando così la diffusione dell’attacco e aumentando le possibilità di ottenere informazioni preziose. Dal momento che non viene compromesso un solo account, ma diversi, il danno per la vittima è notevole.
Nelle varianti attuali si riceve una richiesta da un conoscente, che sostiene di partecipare a un concorso di moda o di stile, dove ogni voto conta. Il conoscente sarebbe molto felice se la persona contattata votasse per lui. Poiché la richiesta sui social media proviene da una persona conosciuta, la vittima non ci pensa troppo e clicca sul link indicato. Il sito web che si apre sembra effettivamente una piattaforma di voto per un concorso di moda.

Oltre allo sfondo che si ispira a una sfilata di moda, la pagina mostra anche i nomi delle persone per le quali è già stato votato o quelle che finora hanno ricevuto il maggior numero di voti. Per poter votare, tuttavia, è necessario effettuare il login. Oltre a Instagram, è possibile accedere anche con Facebook o con un account e-mail. Se si osservano più da vicino le immagini dei candidati e le si confrontano con quelle già presenti in Internet, si nota che provengono tutte da banche dati di immagini commerciali. Questo è un chiaro indizio di un sito web fraudolento. L’intero sito web è stato creato solo per impossessarsi delle password delle vittime.
Il metodo adottato dai truffatori è ancora più perfido: al momento della registrazione, qualunque siano le credenziali inserite, si riceve sempre il messaggio che la password è errata. Il motivo potrebbe essere il seguente: se il login con l’account Instagram non funziona, la vittima presume che si tratti di un errore tecnico e prova anche con l’account Facebook. In fin dei conti vuole solo fare un favore all’amica o all’amico e votare per lei o lui. Se anche il login con Facebook non va a buon fine, la vittima tenta di accedere con l’account e-mail. In questo modo, in un colpo solo i truffatori mettono le mani su due account di social media e anche a quello dell’e-mail, con il quale possono persino accedere ad altri servizi e account collegati allo stesso indirizzo e-mail utilizzando la funzione di ripristino della password.
Con tutti questi dati, altri amici vengono poi colpiti secondo lo stesso principio, innescando una reazione a catena. I lettori abituali della retrospettiva settimanale conoscono questa procedura: il metodo chiamato «chain phishing», con il quale i truffatori si spostano da un account all’altro, è particolarmente diffuso tra gli account aziendali di Microsoft 365. In ambito privato, il metodo viene utilizzato anche sui social media ed è pertanto necessario agire con particolare cautela.

L’UFCS mette ripetutamente in guardia dalle truffe tramite annunci, poiché queste piattaforme offrono una grande varietà di possibilità di attacco. Nelle ultime settimane si è registrato un aumento preoccupante delle segnalazioni di phishing tramite annunci: mentre un anno fa i casi notificati erano poco meno di 50, a febbraio 2025 le notifiche sono passate a oltre 250.

Il tentativo di frode ha inizio con una vendita su una piattaforma di annunci, dove è normale che un potenziale acquirente si faccia vivo poco dopo la pubblicazione dell’annuncio. Acquirente e venditore trovano rapidamente un accordo, a cui segue uno scambio di messaggi su WhatsApp per discutere le modalità di pagamento. L’acquirente suggerisce un metodo di pagamento di una nota azienda, di solito la Posta, e invia un link su cui la vittima deve cliccare per riscuotere il denaro che l’acquirente ha presumibilmente già trasferito. Le pagine che si aprono hanno sì un aspetto talmente realistico da suscitare fiducia, ma sono invece concepite per sottrarre dati sensibili come informazioni bancarie o sul conto. Sebbene contenga il nome dell’azienda nota, anche il link è scelto in modo tale da reindirizzare in realtà alla pagina del truffatore.
Il sito web viene personalizzato a seconda del venditore per renderlo più credibile, ad esempio adattando il prezzo all’offerta e talvolta inserendo anche una foto dell’oggetto venduto.

Nella fase successiva, è possibile scegliere se il denaro deve essere trasferito sulla carta di credito o su Twint. Se si seleziona la prima opzione, è necessario inserire i dati della carta di credito: ed ecco che il phishing della carta è servito. Se invece si sceglie Twint, si viene reindirizzati a una pagina con i loghi Twint di diverse banche, come avviene anche in molti negozi online.

Cliccando sul simbolo corrispondente si apre una copia esatta della pagina di login della banca in questione. Una volta inseriti il numero di contratto, lo username e la password, appare una schermata che invita ad attendere e a non chiudere la finestra, onde evitare l’interruzione della procedura di login. Questo è un segnale del fatto che, in background, i truffatori stanno cercando di accedere all’e-banking. Tutti i conti di e-banking sono protetti tramite autenticazione a due fattori. Username e password non sono sufficienti, è necessario anche il secondo fattore, che viene richiesto solo dopo aver avviato la procedura di login. I truffatori effettuano quindi l’accesso in background e ingannano la vittima facendola aspettare.

In effetti, dopo un po’ appare una finestra di supporto in cui viene chiesto, ad esempio, se si è in possesso di un lettore di carte. A questo punto, i truffatori comunicano alla vittima quale codice deve inserire nel lettore di carte. I truffatori lo hanno ricevuto dopo aver inserito username e password. Se la vittima inoltra il codice ai truffatori, questi hanno accesso al portale di e-banking. L’UFCS non ha modo di sapere se, alla fine, i truffatori utilizzano questo accesso per un addebito diretto o se con questi dati di accesso tentano di trasferire su un altro numero il conto Twint collegato al conto bancario.

In un’altra variante si fa credere che il presunto acquirente abbia già trasferito il denaro e che il venditore possa quindi farselo versare sul proprio conto prepagato Twint. Per farlo, deve solo fornire alcuni dati di accesso, che in una prima fase sono il numero di telefono e il PIN di Twint. Con questi dati, i truffatori cercano di trasferire il conto sul loro dispositivo e quindi di attivare l’invio di un codice di sicurezza, che viene mandato alla vittima tramite SMS. Solo se si conosce questo codice è possibile trasferire effettivamente il conto TWINT. Per questo motivo, in una seconda fase i truffatori cercano di spingere la vittima a inoltrare a loro anche questo codice. Con questo codice e il PIN di Twint a sei cifre inserito in precedenza, i truffatori possono mettere le mani al conto Twint della vittima e accedervi direttamente.

Ma non è finita qui: nel caso qualcosa andasse storto o se loro non fossero online, i truffatori hanno creato un’altra trappola in cui la vittima viene reindirizzata su un’altra pagina di phishing che richiede l’inserimento dei dati della carta di credito. In questo modo i truffatori possono almeno impadronirsi di questi dati per poi usarli in modo illecito.


I viaggiatori che provengono da Paesi per cui non vi è l’obbligo di visto necessitano di un’autorizzazione ESTA/ETA (Electronic System for Travel Authorization) per entrare in determinati Paesi. Con questa autorizzazione i viaggiatori possono soggiornare per un determinato periodo di tempo negli Stati Uniti e in altri Paesi senza avere bisogno di un visto. Purtroppo questo meccanismo viene sfruttato per ingannare viaggiatori ignari allo scopo di ottenere vantaggi economici. A tal fine vengono creati siti web che vogliono far credere di avere un carattere ufficiale. Spesso questi siti web richiedono tariffe eccessive per l’elaborazione della domanda ESTA. Inoltre vi è il rischio che i dati personali inseriti vengano utilizzati impropriamente per un furto d’identità.
Dal 2 aprile 2025 anche per entrare in Gran Bretagna è necessario un modulo ESTA/ETA di questo tipo. Per questa ragione l’UFCS prevede che ci saranno offerte dubbie che si rivolgono in particolare ai viaggiatori che desiderano recarsi in Gran Bretagna. Già la scorsa settimana all’UFCS è stato segnalato un sito web che «fornisce supporto» a pagamento ai viaggiatori specificamente per la domanda ESTA/ETA per la Gran Bretagna. Guardando con attenzione sulla pagina iniziale si vede un disclaimer secondo cui il sito non ha nessun legame con autorità governative e quindi non è un sito ufficiale delle autorità e che il prezzo della domanda, compresa la tariffa, è assolutamente esagerato:
«Questo sito web NON è legato a nessuna autorità governativa. La nostra piattaforma offre un supporto passo dopo passo per garantire che le domande siano compilate in modo corretto e completo. Tutti i richiedenti possono presentare la loro domanda sul relativo sito web governativo senza il nostro aiuto».

Secondo le informazioni ufficiali fornite sul sito web del governo britannico la domanda ESTA/ETA al momento costa 10 sterline (dal 9 aprile 2025 16 sterline).
Nella maggior parte dei casi i viaggiatori non conoscono direttamente il sito web ufficiale per richiedere l’ESTA/ETA, ma lo cercano tramite un motore di ricerca. I gestori di siti web ingannevoli ne sono consapevoli e quindi ricorrendo a vari trucchi cercano di piazzare i loro siti il più in alto possibile tra i risultati di ricerca, soprattutto sopra i siti ufficiali. Spesso tali siti compaiono anche tra i link sponsorizzati sopra i risultati di ricerca veri e propri. In un altro caso la vittima utilizzando un motore di ricerca stava cercando come compilare il modulo ESTA per gli Stati Uniti ed è finita su un sito falsificato. Il sito web stesso conteneva emblemi ufficiali del governo statunitense ed era registrato con un dominio .org. In questo caso, invece dei soliti 21 dollari, ne sono stati addebitati ben 121.

Utilizzate esclusivamente i siti web ufficiali delle autorità competenti per la richiesta di autorizzazioni di viaggio. I siti web ufficiali sono i seguenti:
Fonte: https://www.ncsc.admin.ch/ncsc/it/home/aktuell/im-fokus/2025/wochenrueckblick_13.html
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Il trasferimento in un ufficio autonomo ha consentito all’UFCS di ottimizzare e di ampliare ulteriormente le sue prestazioni. Concentrare i processi operativi ha permesso di consolidare la cibersicurezza in Svizzera nonostante le risorse siano limitate e di rispondere alle esigenze sempre più elevate della società, del mondo economico e politico. Così facendo, l’ufficio è riuscito a gettare basi solide per adempiere il suo mandato legale e ad ampliare ulteriormente i suoi servizi.
Un obiettivo fondamentale dell’UFCS è stato fornire sostegno a organizzazioni e alla popolazione nella gestione di ciberincidenti. Oltre all’analisi della situazione di minaccia nell’ambito ciber e al trattamento di ciberincidenti, l’attività di prevenzione e di supporto a favore di infrastrutture critiche, aziende e della popolazione è stato un compito fondamentale dell’UFCS. Ne è un esempio l’attività di supporto fornita in occasione di grandi manifestazioni come il World Economic Forum e la conferenza sulla pace in Ucraina, durante le quali l’UFCS ha gestito un centro di situazione ciber insieme alle autorità e a partner provenienti dall’economia privata.
Nel 2024 il Cyber Security Hub, una piattaforma per lo scambio e la gestione di informazioni relative a ciberminacce, ciberincidenti, vulnerabilità e prassi in materia di cibersicurezza, nonché il programma «bug bounty» sono stati sviluppati e ampliati in maniera costante. Nel frattempo il programma «bug bounty» è diventato un elemento irrinunciabile per aumentare la sicurezza in seno all’Amministrazione federale. Complessivamente nel 2024 all’UFCS sono pervenute 371 segnalazioni relative a vulnerabilità. Di queste, 239 sono state classificate come valide dopo l’analisi tecnica. Nel 2024 l’UFCS ha versato premi (i cosiddetti «bounty») ad hacker etici per un importo complessivo di 250 000 franchi.
L’orientamento strategico dell’UFCS è stato ulteriormente affinato: la cibersicurezza in Svizzera è stata rafforzata in maniera costante in stretta collaborazione con tutti gli attori rilevanti. L’ufficio ha quattro obiettivi fondamentali: rendere più intelligibili le ciberminacce, mettere a disposizione strumenti di prevenzione, ridurre i danni e garantire la sicurezza di prodotti digitali.
Nel 2025 l’UFCS continua ad affrontare sfide di ampia portata: date le incertezze a livello geopolitico e una situazione caratterizzata da crescenti minacce, occorre impiegare le risorse disponibili in modo mirato e definire in modo chiaro i compiti prioritari. In tale contesto l’UFCS continuerà a collaborare a stretto contatto con i partner internazionali e a conservare un’infrastruttura di sicurezza affidabile.

Con l’inizio della stagione calda tornano anche i festival all’aperto in Svizzera, che offrono ai truffatori un’ottima opportunità per servirsi di vari metodi di truffa, tra cui la rivendita di biglietti a prezzi gonfiati, i biglietti d’ingresso fasulli e gli annunci ingannevoli su Internet. Per aumentare la sicurezza, gli organizzatori adottano ormai misure ad hoc, come biglietti personalizzati e piattaforme ufficiali di rivendita. I truffatori, tuttavia, approfittano della scarsità di biglietti e della mancanza di tempo dei visitatori last-minute dei festival.
Quando i biglietti ufficiali sono esauriti, spesso spuntano offerte sospette rivolte espressamente ai fan delusi rimasti a mani vuote. Su piattaforme come Facebook e altri social network, profili nuovi o falsi offrono biglietti a prezzi apparentemente allettanti per i singoli eventi.
Nella variante classica, il presunto venditore afferma di possedere un biglietto per un evento molto richiesto e cerca di conquistare la fiducia dell’acquirente inviando uno screenshot che lascia intendere che il biglietto esista davvero. Spinto dalla paura di perdersi l’evento, l’acquirente spesso paga subito tramite un servizio di pagamento mobile. Purtroppo, in un simile caso di truffa, si scopre in seguito che il biglietto non esiste e che lo screenshot era una vera e propria contraffazione. Qualsiasi trasferimento di biglietti che non avviene tramite le app ufficiali o il sito web ufficiale degli organizzatori comporta un rischio maggiore e dovrebbe quindi essere gestito con cautela.
Anche i visitatori dei festival che vogliono rivendere i propri biglietti possono incappare nei truffatori. All’UFCS è stato notificato un caso in cui il venditore ha messo in vendita il proprio biglietto su Instagram. Appena pubblicato l’annuncio, è stato contattato da un acquirente interessato, che ha tuttavia invitato il venditore a dimostrare l’autenticità del biglietto prima dell’acquisto e del pagamento. Il venditore, in buona fede, ha inviato una foto del biglietto con il codice QR. L’acquirente è poi svanito nel nulla senza effettuare il pagamento e ha utilizzato il codice QR per i propri scopi. Il venditore truffato ha informato l’organizzatore, che ha annullato il biglietto, rendendolo così inutilizzabile per il truffatore.
In un metodo di truffa un po’ più sofisticato e notificato di frequente, i truffatori utilizzano le piattaforme di incontri per trovare le loro vittime, dove si presentano come persone simpatiche e attraenti e cercano di instaurare in breve tempo un legame emotivo. Poco dopo propongono di incontrarsi a un concerto o a teatro e inviano alla vittima un link a una presunta biglietteria online per concerti o spettacoli teatrali in Svizzera. A prima vista il sito web a cui rimanda il link sembra serio e professionale, ma uno sguardo attento al sito ufficiale delle rispettive istituzioni culturali rivela subito che lo spettacolo indicato non è attualmente in programma.
Alle vittime viene chiesto di prenotare i posti per un determinato spettacolo, fornendo informazioni personali come nome e indirizzo. Durante la presunta procedura di pagamento vengono richiesti i dati della carta di credito, ed è proprio questo l’obiettivo dei truffatori. Se la truffa va a buon fine, i dati rubati della carta di credito vengono immediatamente utilizzati per addebiti non autorizzati.
Per evitare di incappare in truffe legate alla rivendita online di biglietti, è necessario adottare alcune precauzioni.
Segnalazioni della scorsa settimana per categoria:
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Gli attacchi DDoS sono attacchi di sovraccarico che mirano alla disponibilità dei servizi online. I dati non vengono trasferiti durante un attacco DDoS.
Gli attacchi continuano. Grazie alle contromisure adottate per contrastare gli scenari di attacco in continua evoluzione, la situazione è stata stabilizzata, ma alcuni servizi non sono ancora disponibili.
In questi attacchi contro la disponibilità di siti web e servizi, gli autori desiderano generalmente attirare l’attenzione dei media per propagare la loro ideologia. L’UFCS chiede ai giornalisti pertanto che le segnalazioni siano il più contenute possibile, in modo che gli aggressori ricevano meno attenzione possibile.

Il phishing è un tentativo da parte dei criminali di mettere mano a password e altri dati personali tramite e-mail, SMS o messaggi falsi. I truffatori utilizzano messaggi che sembrano perfettamente reali per convincere le loro vittime a rivelare dati personali. Il cosiddetto phishing a catena è una modalità di diffusione particolarmente pericolosa, in cui vengono inviate, da account già violati, e-mail false all’intero elenco di contatti della vittima. Il metodo sfrutta l’effetto valanga e ricorda una reazione a catena che si intensifica (in inglese «chain»). Dal momento che i destinatari conoscono il presunto mittente, la probabilità che cadano vittime del phishing è notevolmente più alta. Essendo il mittente noto, i destinatari tendono a rispondere ai messaggi falsi e a rivelare più facilmente i propri dati di accesso, poiché il loro scetticismo si riduce. Un singolo attacco di phishing riuscito può quindi avere conseguenze di vasta portata e compromettere numerosi altri account.
Gli attacchi di phishing a catena spesso si concentrano sugli utenti della piattaforma Microsoft 365. La diffusione di Microsoft 365 rende la piattaforma un obiettivo davvero appetibile per i truffatori, che mirano ad accedere a un’ampia gamma di dati e funzioni sensibili. I truffatori utilizzano finte pagine di login di Office 365 per rubare i dati di accesso. Una tattica comune consiste nell’inviare e-mail che invitano gli utenti ad aggiornare le informazioni del proprio account o a verificare la propria password su una pagina Microsoft contraffatta, ma che assomiglia incredibilmente all’originale, con il pretesto di aprire un documento. Il design familiare della piattaforma aumenta la probabilità che gli utenti inseriscano i propri dati di accesso senza il benché minimo sospetto.
Un tipico esempio di attacco di phishing a catena si svolge nel modo seguente: un collaboratore di un’azienda riceve, da parte di un collega o di un partner commerciale, un’e-mail di phishing, che contiene un link a un documento presumibilmente salvato su una pagina Microsoft OneDrive o SharePoint e che richiede l’accesso a Microsoft 365 per essere visualizzato. Il collaboratore inserisce le proprie credenziali e le invia inconsapevolmente ai truffatori, i quali ottengono quindi l’accesso al suo account e lo utilizzano per inviare a loro volta e-mail di phishing a tutti i suoi contatti, in particolare colleghi, clienti o partner commerciali. Siccome queste nuove e-mail sembrano provenire da una fonte attendibile, è altamente probabile che anche i destinatari clicchino sui link, facendo così ripetere l’attacco.


Tramite gli account violati di Microsoft 365, i truffatori non solo possono inviare messaggi di phishing, ma ottengono anche l’accesso a dati aziendali sensibili, incluse informazioni personali e comunicazioni di partner commerciali, clienti e colleghi. L’accesso non autorizzato a comunicazioni riservate e ad altre informazioni protette memorizzate in servizi come e-mail, SharePoint e OneDrive può avere gravi conseguenze. Tali fughe di dati rendono la vittima ricattabile e possono danneggiare la reputazione di un’azienda e comportare conseguenze legali ai sensi della legislazione svizzera in materia di protezione dei dati e, se del caso, del GDPR. È quindi fondamentale farsi un’idea dei dati potenzialmente trafugati e valutare il rischio per ogni singolo dato.
Allo stesso modo, un account violato di un collaboratore può anche fungere da punto di partenza per attacchi alla catena di fornitura. Anche le e-mail di phishing inviate da un account attendibile di un collaboratore a fornitori o clienti possono compromettere questi ultimi. Inoltre, gli account violati possono essere utilizzati per diffondere malware.
Spesso negli account violati i truffatori creano una regola per l’inoltro per ricevere una copia di tutte le e-mail in arrivo: in questo modo continuano ad appropriarsi di tutte le informazioni anche se la password è stata reimpostata da tempo. Se così facendo il truffatore continua ad avere accesso all’account e-mail, in un secondo momento può persino effettuare il login in altri servizi, qualora questi offrano una funzione di ripristino della password via e-mail.

La scorsa settimana l’Ufficio federale della cibersicurezza (UFCS) ha ricevuto una segnalazione riguardante un sito web apparentemente sospetto sul quale è possibile effettuare richieste di dati di detentori di veicoli. L’utente aveva subito un danno alla sua automobile e voleva trovare il detentore dell’altro veicolo coinvolto nell’episodio. Alla ricerca di informazioni utili online si è imbattuto in un sito web che riportava istruzioni al riguardo. Il sito web sembrava affidabile ed era ben strutturato. Sotto le istruzioni su come effettuare una ricerca del detentore c’era un grande pulsante verde ben visibile con la scritta «Fortsetzen» («Continua»).
Cliccando su questo pulsante si è aperta un’altra pagina che gli chiedeva di inserire il proprio numero di telefono. Credendo si trattasse di un passaggio necessario per rintracciare il detentore dell’altro veicolo l’utente ha inserito il proprio numero di telefono e ha seguito le istruzioni riportate sul sito web. Poco dopo sono sorti i primi dubbi che hanno trovato conferma pochi giorni più tardi, quando sulla sua fattura telefonica l’utente ha trovato un addebito insolito di 15 franchi.
A prima vista la situazione sembrava chiara. Controllando il sito l’UFCS però ha riscontrato che si trattava di un sito web affidabile esistente da più di dieci anni. I contenuti non destavano sospetti e il sito web riportava informazioni corrette su come ottenere i dati del detentore di un veicolo nei singoli Cantoni. Inizialmente quindi non era chiaro come fosse potuto accadere questo episodio. In seguito i sospetti sono quindi ricaduti sui contenuti visualizzati in modo dinamico, ovvero sulle pubblicità. Per assicurare il finanziamento del proprio sito web, numerosi gestori propongono diversi spazi pubblicitari su quest’ultimo. Questi spazi vengono acquistati da agenzie pubblicitarie che inseriscono pubblicità, come avvenuto in questo caso. Sotto la spiegazione di come effettuare la ricerca del detentore del veicolo in parte veniva visualizzato un annuncio pubblicitario con i pulsanti «Fortfahren» («Procedi»), «Aktivieren» («Attiva»), «Zugreifen» («Accedi») e il grande pulsante «Fortsetzen» («Continua»). A prima vista si potrebbe avere l’impressione che questo pulsante sia necessario per effettuare la richiesta dei dati.

Dopo aver cliccato sul pulsante «Fortsetzen» gli utenti vengono reindirizzati a un sito web dove vengono invitati a inserire un numero di telefono. Più in basso è riportato il costo di 15 franchi alla settimana. Poiché gli utenti hanno ancora in mente la richiesta di informazioni sul detentore e il costo di un franco, è molto probabile che leggano questa parte senza la dovuta attenzione e inseriscano il numero di telefono. Anziché ottenere informazioni sul detentore del veicolo in questo modo sottoscrivono involontariamente un abbonamento a un dato servizio.

L’UFCS rileva ripetutamente annunci pubblicitari che possono essere confusi con i contenuti ufficiali del sito web. Alcuni di questi annunci potrebbero avere lo scopo di confondere intenzionalmente gli utenti. Non sempre però il testo della pubblicità è fuorviante come in questo caso. Un altro esempio al riguardo sono gli annunci su siti web che offrono ad esempio la possibilità di scaricare dei documenti. Anche in questo caso vi è il rischio di fare confusione per cui gli utenti cliccano sul link della pubblicità ben visibile anziché sul link del documento desiderato. Un altro caso che è stato segnalato all’UFCS già diverse volte riguarda l’uso di simili annunci su scanner per la lettura di codici QR gratuiti. Anche in questo caso gli utenti spesso confondono il link scansionato con la pubblicità. In questo caso si tratta di un pulsante verde con la scritta «Start». Se si è di fretta e non si legge attentamente la pagina, si finisce inevitabilmente per cliccare sul pulsante più visibile. Anche in questo caso il link pubblicitario rimandava a un abbonamento. L’UFCS ha pubblicato una retrospettiva settimanale anche su questo argomento.


Le criptovalute sono diventate sempre più popolari negli ultimi anni. Tuttavia, con la loro crescente popolarità è aumentato anche il numero di truffe. Uno dei più recenti tipi di criptofrode vede l’uso dell’intelligenza artificiale (IA) per ingannare le vittime ignare.
I tentativi di criptofrode supportati dall’intelligenza artificiale sono spesso difficili da riconoscere. Ad esempio, i truffatori sfruttano l’IA per creare siti web, account di social media, programmi e persino video falsi. I risultati sembrano molto autentici, sono molto convincenti ed estremamente difficili da smascherare. Tuttavia, i malintenzionati possono anche utilizzare l’intelligenza artificiale per generare risposte automatiche alle richieste delle potenziali vittime nonché a scopi di comunicazione.
In un caso segnalato all’UFCS, la criptotruffa messa a punto con l’intelligenza artificiale inizia su YouTube. Il canale è presentato molto probabilmente da una persona generata dall’intelligenza artificiale, anche se a prima vista sembra reale. La persona sostiene di essere un esperto di criptovalute e offre una serie di servizi, tra cui il trading di criptovalute e la consulenza sugli investimenti. Il profilo YouTube sembra estremamente autentico ed è anche contrassegnato come «verificato». Il profilo ha molti follower, numerosi commenti positivi e visualizzazioni. Ma pochi si rendono conto che tutto questo si può comprare. A tradirlo sono le statistiche del profilo, dove si può chiaramente vedere che in un giorno sono stati aggiunti oltre 100 000 follower:

Inolte tutti i video presentano praticamente lo stesso contenuto. Si tratta sempre di istruzioni su come sbloccare la modalità sviluppatore nel software «TradingView». A tal fine è necessario eseguire un codice specifico in una riga di comando (CMD) per installare un’intelligenza artificiale che supporti la generazione di profitti. In realtà, però, si scarica sul computer un malware, un cosiddetto «infostealer». Questo malware consente al truffatore di rubare informazioni sensibili e password di vari account nonché di svuotare interi portafogli di criptovalute. Le vittime non solo subiscono perdite finanziarie, ma perdono anche l’accesso alle loro e-mail e ad altri account, il che può aggravare notevolmente il danno inferto.

La consapevolezza dei rischi associati alle criptotruffe è fondamentale. È possibile adottare alcune misure per prevenire tali frodi.
In generale vale il principio seguente: se qualcosa sembra troppo bello per essere vero, molto probabilmente si tratta di una truffa.
Fonte: https://www.ncsc.admin.ch/ncsc/it/home/aktuell/im-fokus/2025/wochenrueckblick_1.html
]]>Continua la lotta contro le truffe agli anziani, specialmente quelle legate alle «telefonate shock»: un’attività illecita che non conosce confini e che sembra non fermarsi. D’altronde le cifre parlano chiaro, negli ultimi anni, il Canton Ticino ha visto un’importante recrudescenza del fenomeno delle truffe rivolte agli anziani.
Nel 2023, sono stati segnalati oltre 1’300 tentativi di truffa telefonica, spesso definite «telefonate shock» che si presentano nelle loro molteplici varianti quali per esempio «il falso nipote» o «il finto poliziotto » .
Di questi tentativi, 46 truffe sono state portate a termine, causando un danno complessivo di oltre 2 milioni di franchi. A fine dicembre, 12 persone sono state arrestate in relazione a queste truffe.
Nel 2024, da gennaio a settembre, siamo a quota 6 arresti, con 11 truffe consumate e 400 tentativi segnalati nel nostro Cantone, alcuni di questi anche provenienti dal nostro Distretto.
| Fonte foto: inarzignano.it |
Come funzionano queste truffe
I truffatori chiamano le vittime fingendosi parenti in difficoltà, avvocati o funzionari di polizia. Spesso, creano un senso di urgenza, chiedendo denaro per risolvere immediatamente una situazione critica, facendo riferimento per esempio a falsi incidenti accaduti o fittizi ricoveri in ospedale. Le vittime, preoccupate per i loro cari, cedono alle richieste senza verificare l’autenticità della chiamata.
Consigli utili
Ma chi sono queste persone e che precauzioni possiamo adottare?
Lo abbiamo chiesto al commissario Luca Allegri, sostituto capo Sezione reati contro il patrimonio, presso la Polizia Cantonale.
“Sul territorio cantonale si muovono perlopiù i “pesci piccoli” responsabili di prelevare il denaro e gli averi quando l’anziano casca nella rete. All’estero, nel frattempo, c’è una struttura ben organizzata che gestisce il tutto: un’attività illecita internazionale, – riferisce Allegri – con basisti come spesso accade in Polonia o in altri Stati dell’est Europeo.
“Spesso queste bande criminali attingono i numeri di telefono direttamente dagli elenchi telefonici online”. – Aggiunge il commissario Allegri. “Forse non tutti sanno che è possibile richiedere direttamente ai gestori di queste piattaforme, di essere rimossi gratuitamente da questi registri pubblici”.
“Inoltre, contattando il proprio gestore di telefonia, è possibile impostare dei filtri sulle chiamate in entrata, inibendo per esempio quelle provenienti da paesi fuori dall’Europa.”
Sei già stato/a vittima di una truffa?
Non colpevolizzarti, non vergognarti e non rinchiuderti in te stesso/a! Purtroppo è già accaduto a molte
persone di cadere vittime di questo tipo di truffa. Affronta quindi il problema con decisione: contatta la Polizia e descrivi esattamente cos’è successo. Sporgere denuncia è fondamentale per dare la possibilità alle autorità competenti, che già sono particolarmente attive nella prevenzione, di poter fermare e perseguire gli autori al fine di contrastare questo fenomeno.
La prevenzione è la chiave per proteggersi dalle truffe. Essere informati e vigili può fare la differenza. Condividi queste informazioni con amici e familiari anziani per aiutarli a rimanere al sicuro.
Ricorda, non sei mai solo/a: le autorità e la comunità sono qui per proteggerti e aiutarti.
Castel San Pietro , dicembre 2024, Romeo Bressi
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Effettuiamo consulenza informatica per la prevenzione, la valutazione nella risposta e la gestione di incidenti informatici, inteso come insieme di procedure da attuare e non valutazione di strumenti e soluzione software (no sicurezza informatica in senso stretto).
Supporto tecnico a investigatori privati
Offriamo supporto agli investigatori privati in ambito privato e aziendale dal punto di vista tecnico per l’effettuazione di perizie di informatica forense (acquisizione e analisi di dati digitali e produzione di report).
Offriamo inoltre una consulenza agli amministratori IT per la formazione del personale in merito ai fenomeni di phishig e social engineering.
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Perizie per le Assicurazioni: accertamento e valutazione danni su computer, notebook, smartphone e tablet
Lo studio di informatica forense esegue perizie informatiche su incarico di privati, aziende, avvocati o dell’Autorità Giudiziaria nel settore della Digital, Mobile e Network Forensics.
Perizie informatiche e Consulente Tecniche per Collegi Arbitrali, Giudici e Pubblici Ministeri come pure gli avvocati per una consulenza tecnica di parte
Lo studio di informatica forense offre servizi di Consulenza Tecnica di Parte in materia informatica su incarico di avvocati, aziende e privati. Il supporto é fornito sin dalla fase delle indagini interne, collaborando con gli avvocati nella preparazione di querele, nella gestione di fascicoli (penali o civili), nelle indagini difensive, negli incontri collegiali nell’ambito di una perizia informatica o di una consulenza tecnica d’ufficio, in dibattimento.
]]>“La Computer Forensics è la scienza che studia l’individuazione, la conservazione, la protezione, l’estrazione, la documentazione e ogni altra forma di trattamento del dato informatico per essere valutato in un processo giuridico e studia, ai fini probatori, le tecniche e gli strumenti per l’esame metodologico dei sistemi informatici.” (Wikipedia)
Individuazione
Il primo e più importante passo che un digital forenser deve compiere prima di iniziare la sua investigazione, è quello di identificare la prova informatica e la sua possibile posizione. Una prova digitale può essere infatti contenuta in diverse tipologie di supporti, come hard disks, media rimuovibili oppure un log file su un server.
Trovare il dato informatico è una condizione necessaria per il digital forenser.
Conservazione
Il digital forenser de
ve garantire il massimo impegno per conservare l’integrità della prova informatica. Il dato originale non deve essere modificato e danneggiato e quindi si procede realizzandone una copia (bit-a-bit), su cui il digital forenser compie l’analisi. Dopo aver effettuato la copia è necessario verificarne la consistenza rispetto al dato originale: per questo motivo si firmano digitalmente il dato originale e la copia, che devono coincidere
Protezione
Il dato originale deve essere protetto nella maniera più idonea a seconda del supporto su cui si trova. Le cause di alterazione di un supporto magnetico e di un supporto ottico, ad esempio, sono ben differenti. Si deve inoltre garantire una catena di custodia, ovvero un documento che dica quello che è stato fatto e quali persone fisiche hanno avuto accesso al dato originale e alle copie effettuate
Estrazione
È il processo attraverso il quale il digital forenser, servendosi di diverse tecniche e della sua esperienza, trova la posizione del dato informatico ricercato e lo estrae
Documentazione
L’intero lavoro del digital forenser deve essere costantemente documentato, a partire dall’inizio dell’investigazione fino al termine del processo. La documentazione prodotta comprende, oltre alla catena di custodia, un’analisi dei dati rinvenuti e del processo seguito. Un’accurata documentazione è di fondamentale importanza per minimizzare le obiezioni e spiegare come ripetere l’estrazione con un analogo processo sulla copia.
]]>Sempre più dati vengono memorizzati in dispositivi elettronici. Dati importanti, spesso vitali per la persone ed aziende. Come ogni oggetto tecnologico, anche i dispositivi di memorizzazione sono soggetti a guasti. Hard Disk, chiavi USB, memory card, CD, DVD, sistemi RAID, nessuno è realmente sicuro al 100%. Cadute, scariche elettriche, errori umani, semplice usura sono sempre in agguato. Un salvataggio dei dati periodico sarebbe la soluzione più semplice, ma molto spesso non viene fatto o rimandato a domani. Morale: quando il problema compare, il panico prende il sopravvento.
Grazie alle tecniche forensi siamo altresì in grado recpuerare i dati cancellati dai seguenti supporti:
Recuperiamo files di ogni tipo ricercando per estensione e firma digitale, a tappeto, su tutta la superficie del supporto. Recuperiamo foto, file excel, file di testo word, database e qualsiasi altro formato esistente.
Oltre al recupero dei files cancellati, ci occupiamo anche di cancellare in maniera sicura e definitiva i dati presenti su qualsiasi dispositivo di memorizzazione.
]]>Una giovane realtà nel panorama ICT Svizzero e tra i professionisti dell’informatica forense.
Oltre ai tradizionali servizi informatici, B-Positive si è specializzata nella digital forensics.
Per questa ragione B-Positive ha stretto importanti partnership con i migliori brand leader sul mercato, selezionando i migliori prodotti da offrire alla propria clientela. L’obiettivo è quello di farsi riconoscere dal mercato per la qualità e l’affidabilità dei prodotti offerti come pure per l’alta professionalità e il know-how del personale.

Servizi di Perizia e Analisi Forensi in campo informatico
Il nostro Direttore, Il Sig. Romeo Bressi ha avuto accesso e portato a termine con successo, la prima formazione ufficiale in Digital Forensics organizzata dalla SUPSI di Manno in collaborazione con il Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino, ottenendo il “Digital Forensics – Certificate of Advanced Studies”, e siamo dunque abilitati a fornire servizi di informatica forense.
L’informatica forense (Digital Forensics) è una disciplina che si occupa di individuare, conservare, preservare e analizzare tutto ciò che si trova in formato “informatico”, al fine di essere valutato in un processo giuridico.Specialisti informatici, autorità giudiziarie, avvocati, consulenti ed esperti del settore coinvolti in questo campo operativo, sono costantemente confrontati con innovazioni tecnologiche e infrastrutture tecniche in continua evoluzione.
Si tratta di un contesto in forte evoluzione in tutto il mondo, che impone un approccio sistematico e multidisciplinare che può avvenire unicamente grazie a competenze adeguate. B-Positive ha avuto accesso alla prima formazione ufficiale in Digital Forensics. Un nuovo servizio che B+ è in grado di offrire.
Può essere definita come qualsiasi informazione con valore probatorio che sia memorizzata o trasmessa in forma digitale, e può essere estratta da:
autorità giudiziarie, inquirenti, avvocati, consulenti e altre persone attive nel settore tecnico/giuridico nonché privati.
Alcune esempi:
Inoltre la perizia informatica eseguita con tali procedure, oltre a garantire l’imparzialità e la correttezza tecnica, permette ridurre al minimo la sospensione del processo grazie anche al rispetto dei termini concessi e alla presenza in udienza per l’esame.
La conoscenza delle esigenze operative in sede di intervento, nel rispetto delle norme procedurali, rende la nostra attività un valido ausilio alle indagini, consentendo sin dai primi atti il mantenimento della genuinità della prova digitale, per sua natura facilmente alterabile in assenza delle dovute precauzioni.
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